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BRC e IFS impariamo a conoscerle per far crescere le aziende agroalimentari

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brc02*di Maurilio Cassataro

BRC e IFS nascono sotto la spinta dei principali operatori della grande distribuzione (BRC con matrice britannica e IFS con matrice tedesca). L’esigenza internazionale era quella di avere degli standard di riferimento che accoppiassero l’incisività di requisiti votati alla gestione sistemica dei processi alla necessità di definire standard tecnici di riferimento per l’ambito alimentare. Ulteriore requisito, che fossero applicabili in modo puntuale ai fattori di rischio presenti sia nel processo di produzione sia in alcuni processi gestionali, in particolar modo approvvigionamento e formazione.

La grande forza di queste norme sta nel ……tecnicismo adottato che permette, a fronte di una accurata analisi dei rischi iniziale, una applicazione precisa e soprattutto funzionale all’organizzazione.

Le “clausole” richiamate nelle due norme oltre a far riferimento ed essere riconducibili ad alcuni requisiti della ISO 9001, sposano la metodologia HACCP, i requisiti GMP (Good Manufacturing Practice) GLP (Good Laboratory Practise).

Entrambe le norme soddisfano i criteri della Global Safety Initative, emessi da CIES The Food Business Forum, l’organizzazione globale a cui partecipano CEO e alti dirigenti di quasi 400 retailer, per un totale di quasi duecentomila punti vendita, e produttori di ogni dimensione.

I principali vantaggi derivanti dall’applicazione delle BRC e/o IFS sono così riassumibili:

  1. la certificazione equivale a comunicare il proprio impegno verso la salubrità e la sicurezza alimentare;
  2. possedere uno strumento per migliorare la gestione della sicurezza alimentare, attraverso il controllo e monitoraggio dei fattori critici;
  3. in caso di allarme alimentare, limitare le possibili conseguenze di carattere legale, dimostrando la cosiddetta Due diligence, ossia di aver preso tutte le misure ragionevoli per evitarlo;
  4. controllare il rispetto dei vincoli di qualità, sicurezza e conformità alle leggi che regolano il settore, in particolare quelle vigenti nei Paesi di destinazione dei prodotti finiti;
  5. ridurre l’incidenza di sprechi ed evitare i costi delle non conformità di prodotto.

In tempi più recenti sono stati emanati gli Standard BRC Global Storage and Distribution e IFS Logistic, norme estese e mirate ad assicurare la sicurezza alimentare anche nelle fasi di stoccaggio, trasporto e distribuzione.

Focus sullo standard BRC

Il BRC, merita un approfondimento essendo uno standard globale specifico per la sicurezza dei prodotti agroalimentari. La sua denominazione ha origine dal British Retail Consortium, che ha sviluppato il primo standard, nella seconda metà degli anni ’90. È stato fortemente voluto dalla grande distribuzione organizzata (GDO), sotto la spinta di esigenze di mercato riconducibili alla crescita dell’interscambio di prodotti alimentari sul mercato internazionale. Nasce con l’intento di poter contare su di un linguaggio comune in riferimento agli standard di prodotto da proporre alla clientela, legati sia alla sicurezza, sia alla salubrità alimentare, sia anche alla garanzia del mantenimento di standard qualitativi, conseguenti all’adozione di un sistema di gestione aziendale. Oggi, è riconosciuto da Global Food Safety Initiative (GFSI), un’iniziativa internazionale, il cui scopo principale è quello di rafforzare e promuovere la sicurezza alimentare lungo tutta la catena alimentare di fornitura.

Durante gli anni è stato integrato e perfezionato, sino a renderlo quel preciso riferimento tecnico per tutti gli imprenditori che desiderano operare, innanzi tutto, nel pieno rispetto legislativo e che, contestualmente, desiderano confrontarsi senza alcun complesso di inferiorità con ogni possibile committente che operi in ambito nazionale ed internazionale. L’ultima revisione dello standard, la sesta, è in vigore dal 2011, e recepisce l’approfondimento di alcuni aspetti già presenti nelle precedenti versioni, nonché l’introduzione di clausole con elevati contenuti tecnici e di immediata applicabilità.

Per essere più concreti, i produttori di semilavorati e/o di prodotti finiti pronti per il consumo, si trovano, oggi, costretti a confrontarsi con richieste sempre più pressanti, sostanzialmente legate ad aspetti legislativi che spesso e volentieri sono a loro volta soggetti ad interpretazioni più o meno restrittive anche da parte degli organismi di vigilanza operanti in ambito territoriale (ASP, NAS, etc.), ed al rispetto di requisiti qualitativi correlati alla tipologia di prodotto, e consolidati negli anni come standard fondamentali a cui fare riferimento. Lo standard BRC, in tal senso, è un riferimento certo, chiaro e dettagliato su tali aspetti e consente appunto agli attori delle filiera alimentare di poter parlare un linguaggio comune.

La certificazione BRC è rilasciata da organismi di certificazione, accreditati a tal fine, a seguito di un audit in campo mirato alla verifica puntuale del rispetto delle clausole in esso contenute. La BRC prevede la libera adesione ed in quanto tale (come altre norme più note quali ad esempio la ISO 9001/2008) è ispirata ad un concetto di miglioramento. Gli imprenditori, grazie all’adozione di un sistema di gestione aziendale, hanno percepito sensibili miglioramenti nella gestione operativa dei processi e quindi nell’efficienza. È inutile sottolineare come il miglioramento dell’efficienza produca anche un vantaggio economico. Lo standard BRC conferma appieno tale regola con un ulteriore fondamentale valore aggiunto: l’appeal commerciale che tale standard vanta in ambito internazionale, ponendosi pertanto come un vero e proprio passepartout nel mondo.

Maurilio Cassataro – Ingegnere con esperienza ventennale nella consulenza sulla certificazione di sistemi organizzativi certificati. Lead auditor per primari enti di certificazione internazionali.

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