Cosa si sta facendo e cosa si può ancora fare per la sostenibilità?

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green-economyeco*di Salvatore Torre

Il concetto di Green Economy per essere perseguito in modo serio e convincente necessita dell’intervento di politiche comunitarie che orientino gli investimenti pubblici e privati nella direzione giusta. L’individuo deve andare oltre la mera produzione e consumo di un bene materiale, deve creare le condizioni per prosperare senza danneggiare gli ecosistemi creando un lavoro radicato nella comunità sociale e nella sostenibilità in ogni settore: alimentare, trasporti, energia, edilizia.

Purtroppo l’economia moderna nella nostra società cerca ancora oggi di incrementare la produttività, intesa come rapporto tra unità di prodotto e ore lavorate portando a licenziamenti di massa allorquando il profitto non cresce. Questo vale sia per una multinazionale, organizzata con più stabilimenti sparsi per il mondo, sia per un libero professionista o ditta individuale. Ogni datore di lavoro, infatti cerca di incrementare la produzione impiegando sempre meno ore lavorate e tutto il contesto sembra assecondare questa tendenza: smartphone capaci di connetterci con tutto e con tutti, rete dati sempre più veloci, trasporti, alimentazione. Il rischio concreto è che questo modo di operare porti ad una insostenibilità pratica e ad una reale riduzione del benessere dell’individuo.

È ormai assodato che il fattore umano sia stato la causa dominante del riscaldamento del pianeta osservato dalla metà del XX secolo (questa affermazione viene dall’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente – UNEP). L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, l’estensione dei ghiacciai si è ridotta, il livello del mare si è alzato e la quantità di gas serra è cresciuta.

I dati mostrano che l’aumento delle emissioni globali di CO2 prodotte dall’uomo è rallentato negli ultimi anni. Infatti, seppur le emissioni globali sono aumentate del 2,2% tra 2012 e 2011, il trend rispetto all’ultimo decennio ha fatto riscontrare una riduzione del ritmo di crescita sostanziale, passando dal 2,7% (2003–2012) al 2,2%, anche per effetto del maggior impiego delle energie rinnovabili e del risparmio energetico.

Nel bilancio globale delle emissioni di CO2 ci sono tre grandi contributi che vengono da tre paesi in grado di coprire il 55% delle emissioni totali:

  • la Cina che ha aumentato le proprie emissioni del 3% (contro una media del 10% dell’ultimo decennio);
  • gli Stati Uniti che riducono le emissioni del 4%;
  • l’Unione europea, le cui emissioni di CO2 sono calate del 1,3% nel 2012 anche effetto della recessione economica, ha influito nella produzione di energia in generale.

Dunque la recessione in alcuni casi, l’accenno a politiche economiche etiche e sostenibili in altri casi, sta portando ad una riduzione nella produzione di CO2 di questi 3 grandi emettitori. Importanti novità vengono invece dall’energia rinnovabile:

  • l’energia solare, eolica e dei biocarburanti sono aumentate dal 1992 al 2006 dallo 0,5% all’1,1% mentre dal 2006 al 2012 sono ulteriormente raddoppiate passando al 2,4%;
  • l’energia idroelettrica tra il 2011 e il 2012 ha avuto un aumento del 4,3%.

Assistiamo quindi ad alcuni cenni che porterebbero verso una nuova concezione della crescita economica e soprattutto della produzione ed utilizzo dell’energia. Tuttavia, il risultato è ancora lontano.

*Salvatore Torre

Dopo aver conseguito il diploma di Liceo Scientifico a Milazzo, sua città natale, si laurea in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio al Politecnico di Milano nel 2003. Immediatamente dopo la laurea ha l’opportunità di formarsi ed accrescere le sue competenze nel campo delle certificazioni operando sin da subito come auditor per enti di certificazioni tra i più prestigiosi a livello internazionale.

Oggi svolge audit di prima, seconda e terza parte secondo diversi schemi di certificazione e regolamenti; opera nel settore della sicurezza sul lavoro sia come consulente sia come formatore; offre la propria competenza per seguire le imprese nei vari sistemi di qualificazione.

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