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Eco design, strumenti e percorsi verso zero rifiuti nelle PMI

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eco designdi Antonia Teatino*

Si parla di eco-design quando il design è ambientalmente, socialmente e, non ultimo, eticamente corretto e responsabile. Il concetto è ben spiegato citando Ezio Manzini: “preferisco parlare di design per la sostenibilità. Tutte le discipline del design possono partecipare attivamente allo sviluppo di adeguate soluzioni che si orientano verso la sostenibilità”. È importante definire l’accezione del termine Ecodesign, inteso come Life Cycle Design (LCD), traducibile con progettazione del Ciclo di Vita dei prodotti. L’Ecodesign o l’Ecoprogettazione è quindi la considerazione dei fattori ambientali nella progettazione e nello sviluppo di prodotti e di servizi. Il Life Cycle Design si propone come un approccio più generale alla progettazione, il suo obiettivo è quello di ridurre il carico ambientale associato a un prodotto nell’intero Ciclo di Vita ed in relazione alla sua unità funzionale. L’Ecodesign permette di ridefinire una piccola e media impresa supportandola dall’ideazione, alla definizione e comunicazione del prodotto servizio. Partendo dalla scelta della risorsa e valutando l’intero ciclo di vita del prodotto in modo tale che la variabile ambientale diventi un valore aggiunto al processo creativo, realizzativo e d’uso.

Risorse locali materiali per un design competitivo verso rifiuti zero

Quando si parla di risorse locali si parla di risorse a km0, che possono essere sia naturali (rinnovabili) che artificiali, ovvero anche scarti di lavorazione che entrano in un quadro di materie prime seconde che rientrano a sistema per processi di filiera sistemici. Secondo l’approccio Cradle to Cradle, i materiali per essere utilizzati nell’eco-design devono avere di base queste caratteristiche:

  • riutilizzabile;
  • biodegradabile;
  • riciclabile;
  • non tossico.

La filosofia di fondo è estendere la vita del prodotto, rendendolo smontabile, riparabile, durevole (non obsoleto il giorno successivo alla sua immissione sul mercato). Gli obiettivi sono massimizzare l’utilizzo di materie prime naturali reperibili in loco (we are native to our place); sfruttare energie rinnovabili (sun = income); fare un uso bilanciato di aria, acqua e suolo evitando l’impiego di elementi contaminanti e tossici (our air, soil and water are healthy). Secondo il principio Cradle to cradle, dobbiamo proporre un sistema a doppio metabolismo, uno biologico e l’altro tecnologico. All’interno di questi due metabolismi ogni cosa deve ruotare in circuiti chiusi. Il cibo è un nutriente insieme a molti altri e i rifiuti sono cibo.

Piattaforme web 2.0 a supporto dello sviluppo dell’eco-design nelle PMI

Uno strumento importante per la diffusione e l’attivazione di nuove imprese green è il web e le potenzialità di condivisione di esperienze, di progetti pilota, di risorse materiali e professionali. Di seguito si riportano degli esempi rappresentativi che meritano un approfondimento:

  • green skin di Biodesar piattaforma di co-progettazione e blog-network e mappatura risorse (biodesart.com);
  • o2italia Liaison di o2 network international sustainable design – centro di ricerca applicata per la diffusione dell’ecodesign (o2italia.org);
  • best Up circuito dell’abitare sostenibile (bestup.it);
  • matrec osservatorio internazionale per l’innovazione sostenibile di materiali e di prodotti (vasto archivio materiali sostenibili) (www.matrec.com/);
  • material connexion vasto database materiali cradle to cradle (materialconnexion.com);
  • mappelab Ecodesignlab – spinoff per le imprese (mappelab.it/ecodesignlab-srl/);
  • design per la Sostenibilità (DFS). Delft Design per la Sostenibilità (www.tudelft.nl);
  • centre for sustainable design FSD di Martin Charter (cfsd.org.uk);
  • centro per il design a RMIT (rmit.edu.au/cfd);
  • master Class Cradle to Cradle (erasmusacademie.nl);
  • i centri di ricerca universitari e le piattaforme a servizio delle imprese come le Camere di Commercio e i Consorzi di filiera che attivano dei percorsi formativi, di sensibilizzazione e di diffusione dell’ecodesign nelle imprese italiane.

Infine, è interessante segnalare come molte start up di PMI, che realizzano prodotti e servizi a basso impatto ambientale, nascono accedendo a finanziamenti legati a bandi di fondazioni pubbliche e private.

sistemi integrati qualità sicurezza e ambiente

*Antonia Teatino

Architetto ed ecodesigner nasce in Svizzera nel 1971. Vive in Sicilia a San Filippo del Mela (ME). Laurea in Architettura a Reggio Calabria. PhD in Disegno Industriale e Comunicazione visiva multimediale svolto presso il dipartimento INDACO del politecnico di Milano specializzandosi sugli strumenti e strategie progettuali per la diffusione del Life Cycle Design.

Responsabile Sicilia e dell’area ecodesign di Anima Mundi (www.animamundi.it). Socia fondatrice della cooperativa Sociale Filo Dritto. Responsabile design di prodotto e web per la valorizzazione della comunicazione ambientale e sociale. Fondatrice dello studio di progettazione coordinata e comunicazione ambientale ATEATINO (www.ateatino.com). Per il Design sviluppa nello studio la sezione ecoDlab, agenzia di servizi di ecodesign, in cui si occupa di servizi di eco e social design per la realizzazione di progetti di prodotto, di servizi e di comunicazione/educazione/formazione ambientale. Membro direttivo ADI Sicilia (Associazione Design Italiano).

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