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Il codice etico: istruzioni per l’uso e per la crescita delle organizzazioni

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codice etico

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di Lorenzo Palumbo*

In questa sede, tento di dare al lettore un quadro sintetico di come si deve strutturare un codice etico, traendo spunto dalle domande più frequenti poste da un’ipotetica impresa che chiede di sapere cosa è un codice etico, perché dovrebbe dotarsene e, eventualmente, cosa dovrebbe fare per adottarlo.

 

Chi sono i destinatari?

Destinatari del Codice sono in primo luogo i soci, i collaboratori, i fornitori senza alcuna eccezione. In secondo luogo sono tutti coloro che, direttamente o indirettamente, stabilmente o temporaneamente, instaurano rapporti con l’impresa e operano per perseguirne gli obiettivi.

Destinatari interni: amministratori, azionisti, dipendenti, collaboratori.

Destinatari esterni: fornitori, clienti, Pubblica Amministrazione, collettività in generale, ambiente.

 

Il codice etico è un contratto che impegna l’impresa in qualche modo nei confronti dei dipendenti e del “resto del mondo”?

Il codice è un contratto vero e proprio, cioè un patto sinallagmatico (contratto a prestazioni corrispettive) tra due o più soggetti, in cui le parti si impegnano sull’onore a fare qualcosa nei tempi e nei modi che sono stati concordati reciprocamente. Il contratto lega l’impresa ai vari gruppi e individui che interagiscono direttamente o indirettamente e hanno interessi in gioco nei suoi confronti.

 

Se il codice etico è un contratto, qual è l’oggetto del contratto?

L’oggetto del contratto sono: i valori ai quali l’impresa ha deciso di aderire, i princìpi che esprimono i valori, le norme e gli standard di comportamento che, in uno con i divieti e gli obblighi, costituiscono la declinazione concreta dei princìpi e dei valori in azioni che si devono compiere in particolari ambiti aziendali.

Evidentemente il contenuto del contratto è dunque un apparato regolativo che deve agire sulle aree aziendali in cui si presume vi siano rischi di opportunismo e di abuso. L’impresa che ha deciso di costruire il codice etico deve prima di tutto individuare e dichiarare i valori ai quali intende ispirarsi e, quindi, occorre avviare una discussione interna con gli stakeholder per definire e condividere per via di adesione il “recinto” dei valori.

 

Cosa sono i valori?

Una definizione: “il valore è ciò che deve essere oggetto di preferenza o di scelta. Ciò che ha valore viene scelto, ma solo se merita per dignità di essere preferito ad altro.”

Sono valori l’integrità, l’onestà, l’equità, la trasparenza, il rispetto per l’ambiente, la dignità umana, la diligenza, la riservatezza, l’imparzialità, l’affidabilità, la responsabilità, la legalità, la protezione della salute.

Imprese diverse scelgono valori diversi: la Citygroup e la General Eletric ritengono che l’integrità sia il valore fondamentale, la Morgan Stanley ritiene che onestà e correttezza siano i valori di riferimento della propria impresa, il gruppo ENI adotta i valori della legalità, dell’onestà e dell’integrità.

 

Valori, princìpi: non sono la stessa cosa?

Non esattamente, anche se oggi i termini vengono utilizzati con lo stesso significato. Il principio altro non è che l’enunciato di senso che esprime il valore o in un ambito definito o in generale. Per esempio, se l’impresa ha adottato il valore della responsabilità, il principio dovrà dispiegare e rendere chiaro il campo semantico del valore e il “dominio” nel quale deve essere applicato. Un’enunciazione generalista – quindi priva di dominio – del principio di responsabilità potrebbe essere la seguente: “Ciascun soggetto avente relazioni con l’impresa, per esser considerato affidabile, deve assumere su di sé le proprie responsabilità, ovvero deve farsi carico di fronte a se stesso e agli altri, in ogni sede, delle conseguenze delle sue azioni e/o omissioni nella sfera di attività in cui opera”.

Come si può vedere il principio dispiega il significato del valore. Altri princìpi possono essere:

Principio di correttezza. La correttezza, in generale, consiste nella conformità a regole di comportamento riconosciute giuste e idonee all’interno di un determinato contesto, la sua valenza etica consiste nell’impegno a tutelare i diritti, l’integrità e gli interessi dei clienti, dei fornitori, della pubblica amministrazione, dei soci e dei collaboratori non astrattamente, ma respingendo concretamente il ricorso a mezzi fraudolenti, corruttivi, discriminatori, minatori o comunque vietati dalle leggi vigenti, anche qualora dall’uso di tali mezzi dovesse conseguirne un vantaggio. Nessun interesse individuale o societario, infatti, può prevalere sul principio di correttezza una volta che tale principio sia fondato non su un generico ossequio alle regole, ma sul rispetto per la dignità di ogni persona.

Una enunciazione un po’ meno generalista con una definizione del dominio di applicazione del principio di correttezza potrebbe essere la seguente: adottare modelli di organizzazione e gestione per garantire veridicità alle comunicazioni sociali (bilanci, relazioni periodiche, prospetti informativi ecc.), per prevenire la commissione di reati societari quali falso in bilancio, aggiotaggio, false comunicazioni a organismi di vigilanza e autorità pubbliche di controllo.

Principio di trasparenza. La valenza etica della trasparenza è la peculiarità per cui un’azione persegue nessun altro fine se non quello che apertamente dichiara ed esprime, sicché essa risulti sempre leggibile e inequivocabile. L’impresa adotta la trasparenza come stile di condotta, impegnandosi a renderla operativa attraverso una chiara e dettagliata informazione sulle procedure adottate nello scambio con clienti, fornitori, pubblica amministrazione, soci e collaboratori. L’impresa si impegna a sovrintendere ai propri affari in modo veritiero e aperto, a cominciare dalla gestione trasparente dei propri documenti anche al fine di poter fornire ogni utile informazione alle autorità preposte ai controlli pur nel rispetto degli obblighi di riservatezza e di privacy.

Altri principi – Instaurare rapporti ispirati all’integrità con la P.A. e i partiti politici; eseguire i propri compiti d’ufficio in rispetto della dignità delle persone; tutelare e promuovere la dignità e la libertà delle persone che hanno rapporti con l’impresa, contrastando ogni forma di discriminazione; contribuire a rendere effettivo il diritto dei collaboratori al lavoro, alla salute, ad uguali opportunità formative e culturali; garantire l’integrità fisica e morale dei collaboratori; garantire condizioni di lavoro rispettose della dignità individuale ed ambienti di lavoro sicuri e salubri; rispettare le convinzioni e le preferenze morali e personali di ciascuno; sostenere pari opportunità di vita e di lavoro ad uomini e donne e rimuovere ogni eventuale discriminazione basata sull’orientamento sessuale; realizzare la propria missione assicurando, nel contempo, la piena trasparenza delle scelte effettuate; tutelare l’ambiente e promuovere il rispetto per la natura e gli animali, operando per rimuovere le cause di degrado e di inquinamento.

A questo punto viene naturale la domanda: Come tradurre i principi in condotte operative?

Lo scoprirete presto su questo sito.

Nel frattempo, per informazioni

Per informazioni

* Lorenzo Palumbo

Dottore di ricerca in Etica, docente di ruolo di Filosofia e Storia, professore a contratto di Etica degli Affari presso l’Università degli Studi di Palermo dal 2007 al 2011, Eticista. Segretario e referente per l’etica degli affari del C.S.E.A. Centro Studi per l’Etica Applicata. Consulente di soggetti economici ed enti pubblici per l’adozione di standard etico-sociali. Ha tenuto seminari per soggetti diversi sul tema dell’etica economica e partecipato a convegni in qualità di relatore. È inoltre autore di decine articoli di argomento vario e di saggi di etica applicata su vari giornali e riviste specializzate. L’ultima fatica editoriale è il libro: Il manager (er)etico, Aracne, Roma 2011.

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