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Il cuneo fiscale: un altro punto di vista

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taxcut01Tutti parlano della riduzione del cuneo fiscale eppure sarebbe il caso di dire: Non riducete (così poco) il cuneo fiscale. Meglio niente!

Ma cosa è il cuneo fiscale?

Sul piano tecnico il cuneo fiscale è la somma delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che pesano sul costo del lavoro, sia per quanto riguarda i datori di lavoro, sia per quanto riguarda i dipendenti e i liberi professionisti. Il nostro cuneo fiscale si aggira sul 47,6% (fonte OCSE), il che significa che per corrispondere una pagamento di 1.000 euro al lavoratore se ne spendono 1.908.

908 euro di tasse e contributi per guadagnarne 1.000!!

E’ una cifra enorme che, se ridotta a favore di lavoratori ed imprese, darebbe, maggiore competitività per le imprese e maggiore potere d’acquisto per i lavoratori.

Che il problema sia grave è da sempre riconosciuto da tutti e, come ci viene ricordato dalla classifica OCSE, ancora non si è fatto granché per eliminarlo o almeno ridurlo.

Ma di questo parleremo più avanti mostrando una altro punto di vista sulla riduzione del cuneo fiscale.

Ora vogliamo evidenziare come lavoratori ed imprese abbiano bisogno di non essere più presi in giro con frasi da marketing elettorale che però non incidono sulla devastata realtà economica nazionale e siciliana.

La riduzione ipotizzata dal governo nella legge di stabilità 2014 porterà (questi sono i calcoli più condivisi) ad un aumento medio delle retribuzioni di 14 euro al mese.

Qualcuno, con felice amara battuta, ha detto “una pizza, ma senza birra”.

Quindi, se la legge di stabilità passerà così, sarà l’ennesimo sacrificio inutile chiesto agli italiani.

Si stima nel 5% l’abbattimento minimo che possa dare ai lavoratori un significativo aumento del potere d’acquisto, in modo da risollevare i consumi interni e quindi la nostra economia. Per farlo ci vogliono 10 miliardi di euro che non ci sono. E’ inutile fare articoli, interviste, proteste e richieste al governo: questi soldi non ci sono (a meno di tagli veri alla spesa pubblica, cosa che nessun politico ha il coraggio di fare). Naturalmente su questa ultima affermazione si basa un intero pensiero politico, ma non è questa la sede per dibatterne; qui si parla di impresa.

Con i 2,5 miliardi di euro stanziati per la nostra pizza senza birra non otterremo nessun reale effetto sull’economia con gli effetti negativi derivanti dall’ennesima illusione creata nei cittadini (perdita di fiducia nella politica) e minori disponibilità di fondi a favore dei servizi.

A questo punto bisogna guardare la tabella OCSE, in fondo alla pagina,  della classifica del cuneo fiscale. L’Italia è al sesto posto.

Ci precedono Belgio, Francia, Germania, Ungheria ed Austria.

In quei paesi l’alto cuneo fiscale (Non conosco bene solo la situazione ungherese) è compensato dall’alta qualità dei servizi pubblici.

Pensate che avere un asilo nido che funzioni valga 14 euro al mese?

Pensate che avere libri scolastici che costano meno valga 14 euro al mese?

Pensate che avere sistemi di trasporto locale efficienti ed economici, valga 14 euro al mese?

Pensate che ottenere l’esigibilità legale di un credito commerciale insoluto in sei mesi e non in sei anni valga 14 euro al mese?

In base a questo affermiamo che se vogliamo aiutare, con l’attuale situazione di bilancio, lavoratori ed imprese dobbiamo procedere a vere riduzioni del cuneo o, in subordine, cominciare a cambiare alcuni aspetti che provocano costi a lavoratori ed imprese.

Riteniamo di evidenziare anche un lato positivo che sta avendo l’apertura del dibattito sul cuneo fiscale: finalmente si riparla di imprese e lavoratori e non di gossip politico.

Si sta comprendendo come i lavoratori non siano un costo per le imprese, ma il loro principale fattore di competitività. Ridurre il costo del lavoro è importante, ma, forse è più importante aumentare sensibilmente il valore aggiunto pro capite creato dai lavoratori e questo può essere fatto basandosi su due pilastri fondamentali:

1. Formazione continua

2. Ricerca e innovazione

Speriamo che imprese e lavoratori questo lo comprendano appieno e possano considerarci come partner per la crescita del valore aggiunto creato dalle imprese.

SDI Soluzioni d’Impresa non è il partner ideale per chi ama piangersi addosso.

Parlimone

cunefiscaleocse

Massimo Plescia

About Massimo Plescia

Massimo Plescia ha scritto 86 articoli in questo sito.

Ho fondato SDI Soluzioni d'Impresa srl nel 1991 e da allora ne sono l'Amministratore. Ho un’esperienza ultra ventennale nella gestione avanzata delle imprese e nella consulenza direzionale. Ha ricoperto ruoli di responsabilità e rappresentanza in importanti associazioni imprenditoriali ed istituzioni culturali, anche nazionali. Per i Clienti SDI, oltre al coordinamento generale delle attività, mi occupo dello sviluppo nuovi prodotti formativi, con particolare riguardo alle aree del Lean Management ed Internazionalizzazione. Per i clienti SDI cura le aree lean management e internazionalizzazione.

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Massimo Plescia
Ho fondato SDI Soluzioni d'Impresa srl nel 1991 e da allora ne sono l'Amministratore. Ho un’esperienza ultra ventennale nella gestione avanzata delle imprese e nella consulenza direzionale. Ha ricoperto ruoli di responsabilità e rappresentanza in importanti associazioni imprenditoriali ed istituzioni culturali, anche nazionali. Per i Clienti SDI, oltre al coordinamento generale delle attività, mi occupo dello sviluppo nuovi prodotti formativi, con particolare riguardo alle aree del Lean Management ed Internazionalizzazione. Per i clienti SDI cura le aree lean management e internazionalizzazione.