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Kosher food: le aziende siciliane sono preparate ad entrare in un business da 45 miliardi di dollari?

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Massimo Plescia di Sdi, Soluzioni d’Impresa e David Hassan, kosher food trader
Massimo Plescia di Sdi, Soluzioni d’Impresa e David Hassan, kosher food trader
Massimo Plescia di Sdi, Soluzioni d’Impresa e David Hassan, kosher food trader

Decolla in Sicilia un progetto legato al kosher food, il cibo prodotto e preparato nel rispetto delle regole della religione ebraica. Si chiama Sicilian kosher food ed apre le porte ad un business da 45 miliardi di dollari.

A tanto ammonta il giro d’affari che questo cibo movimenta del mondo e che fino ad oggi è stato totalmente assorbito dagli Stati Uniti d’America che per primi sia per apertura culturale, sia per presenza di comunità ebraiche nel Paese hanno risposto alle esigenze di garanzia ed etichettatura che il kosher richiede.

«Kosher significa “idoneo” per coloro che praticano la religione ebraica – chiarisce David Hassan, esponente della comunità ebraica di Milano che opera nel kosher food trading –. Cioè il cibo deve rispondere a dei parametri precisi. In genere il  90% dei vegetali è già kosher per default, fanno eccezione le verdure che hanno dei parassiti. Infatti, secondo la nostra religione se una foglia viene contaminata, anche solo da una lumaca, va buttata per intero. Lo stesso vale per …

…la frutta bacata da vermi. Le carni, invece, si possono mangiare sono se bovine e ovine, capriolo e cervo compresi, purché non siano stati cacciati violentemente e solo se hanno subito la macellazione rituale. Quest’ultima comporta che agli animali venga recisa la carotide con un coltello molto affilato, cosicché esca tutto il sangue molto velocemente. Non affluendo più al cervello, e cessando di battere il cuore l’animale va in stato di incoscienza senza patire. È una procedura che si segue da tremila anni e per noi è una garanzia» sottolinea. Sono banditi il cavallo, il cammello, l’asino e il maiale perché considerati impuri e perché «per la religione ebraica si può mangiare solo l’animale che sia ruminante e abbia l’unghia fessa» che significa che lo zoccolo è spaccato. È scritto nel Pentateuco della Torah, il libro della legge.

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A fare da apripista sono stati gli imprenditori Massimo Plescia, amministratore di Sdi, Soluzioni d’ImpresaAndrea Monteleone e Nino Sucameli che, nell’ambito del seminario “Dieta Mediterranea: una nuova opportunità per le imprese dell’agroalimentare”, promosso da Sdi con il sostegno di Fondimpresa, hanno invitato David Hassan, esponente della comunità ebraica di Milano che opera nel kosher food trading, a spiegare le caratteristiche della cucina kosher e le rigide regole da seguire.

«La dieta mediterranea e quindi le produzioni agroalimentari siciliane sono già adeguatamente pronte per ottemperare alla richiesta di questo mercato, – spiega Massimo Plescia, amministratore di Sdi che partecipa al piano formativo Giara che ha reso possibile il progetto – purché siano adeguatamente certificate. È un’idea in nuce che potrebbe già trovare sponda in un gemellaggio tra il comune di Marsala e la città di Haifa. La Sicilia potrebbe prestarsi perfettamente per i prodotti naturali di cui è ricca, ulivi, legumi, vigne e pesce e le nostre caratteristiche climatiche sono ideali allo scopo. L’organismo garante del rispetto delle regole, della filosofia kosher, sono i rabbini stessi ma serve anche un gruppo professionale in grado di affiancare le imprese siciliane nel percorso di certificazione e perfezionamento. Vogliamo stimolare le aziende dell’Isola alla produzione di ingredienti corretti per la religione ebraica, al fine di estendere la loro rete di vendita ad un mercato mondiale prezioso, che vale ben 45 miliardi di dollari».

Se vuoi maggiori informazioni sulle opportunità offerte dal mercato internazionale del Kosher food

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