Responsabilità sociale d’impresa, oltre le SA8000

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csr02*di Fabio Tartaglia

Le SA8000 sono uno degli aspetti delle Corporate Social Responsability. GRI$, Resporting di sostenibilità, ISO26000 Responsabilità Sociale delle organizzazioni, AA1000 accounting, audit e reporting etico sono alcuni degli ulteriori passi.

Vediamo di che si tratta:

GRI 4- Reporting di sostenibilità

Le Gri 4, dove quattro sta per quarta edizione, sono le linee guida per la rendicontazione di sostenibilità emesse dal Global reporting initiative, Gri, organizzazione no-profit che promuove un’economia sostenibile. A queste si aggiungono specifici addendum in base al settore di attività dell’organizzazione che attualmente costituiscono il riferimento principale per quegli enti che vogliano realizzare il proprio report di sostenibilità. Tra questi l’A2a per l’Energia, Adecco  per body rental, Daimler per automotive, Samsung su Technology hardware. I cardini su cui poggia Gri 4 sono, il grado di trasparenza, o disclosure, che l’organizzazione è in grado di offrire alle proprie controparti, e la definizione di un set di indicatori capaci di misurare l’impegno etico dell’organizzazione. In termini di disclosure, la norma richiede di fornire indicazione delle partecipazioni societarie eventualmente detenute dall’organizzazione, i nominativi dei membri del Board e degli incarichi eventualmente ricoperti in altre società o enti. Esempi di indici sono, invece, il numero di incidenti occorsi internamente o il volume di Co2 immesso nell’atmosfera, non solo dall’organizzazione ma anche, ad esempio, dalle auto utilizzate ogni giorno dai dipendenti per raggiungere il posto di lavoro. Questi dati ben descrivono il concetto di trasparenza. Il consumatore, il potenziale azionista, i mass media, così, sono a conoscenza non solo di cosa l’organizzazione faccia al proprio interno, ma anche della sua relazione con altre organizzazioni, in modo da poterne trarre una autonoma valutazione di gradimento.

ISO 26000 – Responsabilità Sociale delle organizzazioni

La Iso 26000 è una linea guida che si propone di suggerire un approccio omogeneo alla Responsabilità sociale. Essendo una linea guida, fornisce, gioco forza, delle indicazioni di carattere generale e non certificabili, dalle quali emergono comunque l’attenzione al coinvolgimento di tutti gli stakeholder di una organizzazione, sia interni che esterni.

AA 1000 – Accounting, auditing e reporting etico

Similmente alle Gri 4, ma non certificabile, lo standard Aa 1000 è uno strumento di reporting che applica il modello P-D-C-A ad un tipico meccanismo di redazione del bilancio, in cui la fase do è rappresentata dall’accounting, ovvero dalla raccolta delle informazioni e dalla loro correlazione con gli obiettivi aziendali, mentre la fase act è sintetizzata nel concetto di embedding , cioè rendere parte integrante, il cui scopo è il rafforzamento dei processi.

Anche in questo caso, l’obiettivo dello standard è il reporting sociale ed etico e tra i documenti ad esso collegati figurano proprio le Gri e le norme Sa 8000 e Iso 14001, in materia di tutela ambientale.

Il riferimento alla norma Iso 14001 introduce l’interessante tema di come in realtà l’etica e la responsabilità sociale rientrino, di fatto, in standard comunemente utilizzati anche da quelle organizzazioni che non facciano una esplicita politica di disclosure etica. La norma Ohsas 18001 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, la Iso 22222 sulla consulenza finanziaria personalizzata e la Uni En 15838 per i servizi di contact centre, sono tutti esempi di standard che al loro interno prevedono specifiche indicazioni tipiche della Csr, Corporate social responsibility, quali l’informativa trasparente al cliente, la tutela della salute e sicurezza dei dipendenti, la verifica del grado di soddisfazione interno.

Ma, dal momento che l’implementazione di uno qualsiasi di questi standard, e a maggior ragione quelli certificabili da un ente esterno, rappresenta un costo economico per l’organizzazione, quale è il beneficio che l’organizzazione stessa dovrebbe trarne?

Di parte dei benefici esterni si è fatta menzione all’inizio: quanto più una azienda è trasparente nei confronti dei propri stakeholder, tanto più riduce la potenziale conflittualità e il rischio reputazionale che ne deriva. Ma lo stesso ragionamento si applica all’interno dell’organizzazione. Quanto più i meccanismi di comunicazione, tutela e rispetto della dimensione umana del lavoratore sono tutelati, tanto più la conflittualità interna, come ad esempio le tensioni sindacali, diminuisce e aumenta, invece, la capacità dell’organizzazione di concentrarsi sui propri obiettivi e risolvere gli eventuali problemi in un clima collaborativo. Il tutto con un beneficio che, ribaltandosi sui risultati operativi, diventa anche economico.


* Fabio Tartaglia fondatore PK Consulting S.r.l., lead auditor per conto di enti di certificazione, nell’ambito dei sistemi di gestione e nell’ambito dell’applicazione ed il rispetto dei modelli di gestione e organizzazione in accordo al D. Lgs. 231/2001.

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