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Sempre più avanti verso l’unione di ambiente e sviluppo economico

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* di Massimo Giambarresi

ambiente03Per chi comprende che le norme ambientali sono anche una opportunità per le imprese, è bene leggere questo articolo. Si parla di Regolamento EMAS, Ecolabel, FCS Gestione forestale, Valutazione del ciclo di vita.

Ma, andiamo per ordine:

Regolamento EMAS

Altra certificazione di sistema è l’Eco-Management and Audit Scheme , abbreviato Emas. A seguito delle modifiche effettuate nel tempo, oggi, il regolamento Emas altro non è che la norma Iso 14001 a cui si aggiunge un documento da rendere pubblico, chiamato Dichiarazione ambientale, nel quale devono essere riportate le informazioni e i dati basilari dell’azienda in merito ai suoi aspetti e impatti ambientali ed il cui contenuto è imposto dall’allegato IV dello stesso regolamento. Per ottenere e mantenere il riconoscimento Emas, o come si dice la sua registrazione, le aziende devono sottoporre il proprio sistema di gestione ambientale ad una valutazione di conformità da parte di un verificatore accreditato, e fargli validare la dichiarazione ambientale ed i suoi aggiornamenti, solitamente annuali. La procedura di registrazione prevede che la Dichiarazione venga esaminata anche dall’organo competente nazionale per l’Emas, il comitato nazionale per l’Ecolabel e l’Ecoaudit, detto comitato Emas e che si sottoponga ad un controllo, richiesto dal medesimo organo competente, da parte delle autorità ambientali locali, le Arpa, per un nulla osta di tipo legislativo rispetto delle leggi, autorizzazioni, ecc.

ECOLABEL – Marchio di qualità ecologica

Nell’ambito degli strumenti volontari di politica ambientale volti alla certificazione dei prodotti, attualmente si distinguono, secondo la classificazione Iso, tre categorie di etichette ecologiche:

  • 1° tipo: Etichette ecologiche sottoposte a certificazione esterna, quali, ad esempio, il marchio europeo di qualità ecologica Ecolabel;
  • 2° tipo: Etichette ecologiche che riportano autodichiarazioni;
  • 3° tipo: Etichette ecologiche che riportano dichiarazioni basate su parametri stabiliti e sottoposte a un controllo indipendente, come la Fsc o la Epd o Dap, in Italia.

L’Ecolabel nella dicitura inglese, in italiano si chiama Ecoetichetta,  è un marchio europeo usato per certificare, secondo il regolamento CE n. 66/2010, il ridotto impatto ambientale dei prodotti o dei servizi offerti dalle aziende che ne hanno ottenuto l’utilizzo. Il simbolo è una margherita stilizzata con le dodici stelle della bandiera dell’Unione europea come petali e, al centro, una E arrotondata. Il marchio Ecolabel consente di identificare i prodotti e i servizi che hanno un ridotto impatto ambientale durante tutto il loro ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime fino alla produzione, utilizzo e smaltimento. È riconosciuto in tutta Europa ed è uno strumento volontario comunitario, tramite cui il consumatore può riconoscere il rispetto dell’ambiente da parte del prodotto o del servizio in tutto il suo ciclo di vita.

Si ottiene attraverso le procedure normate nella ISO 14040 che prevedono la determinazione, da parte del produttore, del grado di approfondimento necessario per l’analisi, la garanzia della qualità dei dati e della corretta interpretazione dei risultati. Deve essere effettuata anche un’analisi dell’inventario che, per ogni fase di vita del prodotto/servizio, cataloghi tutti i flussi di materia e energia inerenti al prodotto/servizio, in modo da definire un bilancio di materia e di energia, anche in termini di contributo al surriscaldamento del pianeta, al problema dell’ozono, all’eutrofizzazione, all’acidificazione, alla tossicità per l’uomo e per l’ambiente.

Il ciclo di vita di un prodotto si considera dall’estrazione o la coltivazione delle materie prime, come il cotone per tessuti o il legno per i prodotti di carta, fino alla produzione ed il confezionamento, nonché distribuzione, uso e infine la fase di “fine vita”, quando il prodotto viene smaltito o riciclato.

FSC – Gestione forestale e Catena di custodia

Altra norma di prodotto che ha una certa diffusione è la certificazione Fsc, o Forest Stewardship Council, che prende il nome dalla Ong (organizzazione non governativa) internazionale senza scopo di lucro la cui certificazione rappresenta un riconoscimento della corretta gestione forestale e della tracciabilità dei prodotti derivati. Oltre ad essere una certificazione internazionale e indipendente, di parte terza, è specifica per il settore forestale e i prodotti – legnosi e non legnosi – derivanti dalle foreste. Garantisce che il prodotto è stato realizzato con materie prime derivanti da foreste correttamente gestite secondo i principi dei due principali standard, Gestione forestale e Catena di custodia.

La certificazione della Gestione forestale assicura che una foresta o una piantagione forestale siano gestite nel rispetto di rigorosi standard ambientali sociali ed economici. Può essere individuale quando si certifica una singola foresta o piantagione o di gruppo se un unico certificato che si riferisce contemporaneamente a più proprietà forestali. Small and Low intensity managed forests, Slimf è uno standard, invece, pensato ad hoc per foreste piccole e a bassa intensità di prelievo. Per giungere alla certificazione devono essere valutate tutte le modalità con cui è gestita l’area forestale, dalle prime fasi di pianificazione degli interventi, alle fasi operative in campo, fino all’abbattimento e all’estrazione del legname e degli altri prodotti. È inoltre fondamentale la partecipazione e il consenso degli stakeholder locali e nazionali, e cioè di tutti i soggetti portatori di vari e diversi interessi ambientali, sociali, economici, nei confronti della corretta gestione della foresta.

La sola certificazione della gestione forestale non consente di vendere il legno o altri prodotti non legnosi del bosco come certificati, né etichettarli con i marchi Fsc, per fare ciò è necessaria anche quella Catena di custodia, Coc che garantisce la rintracciabilità dei materiali provenienti da foreste certificate ed è indispensabile per potere applicare le etichette Fsc sui prodotti.

Con la certificazione Fsc della Catena di custodia un’organizzazione può garantire la provenienza del legname o della carta utilizzati per i propri prodotti e quindi dimostrare al mercato il proprio contributo alla gestione forestale responsabile. Anche la certificazione Fsc della Catena di custodia può essere individuale quando si certifica una singola organizzazione o di gruppo e cioè la possibilità di certificare più di un sito. Si parla anche di certificazione di singoli progetti, applicabile ad esempio al settore dell’edilizia e delle costruzioni per cui è previsto uno standard ad hoc.

Nei prodotti che portano il marchio Fsc, oltre al materiale vergine certificato, possono essere contenuti anche materiali riciclati e legno controllato. In questa maniera i consumatori sono pienamente garantiti circa la provenienza di quanto hanno acquistato. La certificazione non si riferisce solo ai prodotti di origine forestale, legno e a base di legno, ma anche ai suoi derivati come la pasta di cellulosa e la carta. Possono essere certificati Fsc anche i prodotti forestali non legnosi, come funghi, miele, frutti di bosco, gomme, resine, sughero, e altri purché provenienti da foreste correttamente gestite e certificate come tali.

Il certificato dura cinque anni e in questo quinquennio l’organizzazione subisce verifiche di sorveglianza annuali, da parte dell’ente che lo ha certificato, e ciò al fine di mantenere gli standard.

Life Cycle Assessment – Valutazione del ciclo di vita

Ultima norma di prodotto trattata in questa relazione è il Life Cycle Assessment, Lca, che corrisponde  all’italiano Valutazione del ciclo di vita. Valuta l’insieme di interazioni che un prodotto o un servizio hanno con l’ambiente, tenendo conto del suo intero ciclo di vita, che include le fasi di pre-produzione, inclusa l’estrazione e la produzione dei materiali, di produzione, distribuzione, uso e anche riuso, e manutenzione, e ancora riciclaggio e dismissione finale.

La procedura Lca è standardizzata, a livello internazionale, dalle norme Iso 14040 e 14044, e considera gli impatti ambientali del prodotto nei confronti della salute umana, della qualità dell’ecosistema e dell’impoverimento delle risorse, mantenendo un’elevata attenzione, inoltre, agli impatti di carattere economico e sociale. Gli obiettivi sono quelli di definire un quadro completo delle interazioni con l’ambiente di un prodotto o di un servizio, contribuendo a comprendere le conseguenze ambientali direttamente o indirettamente causate e quindi dare, a chi ha potere decisionale, cioè a chi ha il compito di comporre le normative, le informazioni necessarie per definire i comportamenti e gli effetti ambientali di una attività e identificare le opportunità di miglioramento, al fine di raggiungere le migliori soluzioni per intervenire sulle condizioni ambientali.

In accordo con le norme Iso 14040 e 14044, il Life Cycle Assessment viene suddiviso in cinque fasi di valutazione:

  • mete e obiettivi;
  • inventario del ciclo di vita;
  • valutazione dell’impatto del ciclo di vita;
  • l’interpretazione;
  • usi e strumenti.

Tra le certificazioni di settore da citare è anche la Dichiarazione ambientale di prodotto, un’etichetta ecologica, basata sullo standard Iso Tr 14025, che informa il consumatore/utente sugli impatti che il prodotto genera sull’ambiente, ad esempio rispetto all’effetto serra o al consumo di risorse naturali, etc.

* Massimo Giambarresi ingegnere, è il responsabile tecnico, nonché fondatore, della società di consulenza G.E.N.I. S.r.l.

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